arte

EXTRAMONDO: IL MANIFESTO ARTISTICO

Di Pablo Ayo

La pittura secondo gli storici è iniziata con l’arte rupestre degli uomini primitivi. In verità le raffigurazioni degli uomini di Neanderthal erano graffiti sacri, con cui lo Sciamano della comunità catturava lo spirito del bisonte, in modo da farlo poi cadere facilmente preda nella mani dell’altra autorità della tribù: il Cacciatore.
Allo stesso modo i norvegesi e i popoli del nord Europa incidevano simboli sacri sul legno o sulla roccia, dipingendoli con colori brillanti o cupi, per ottenere i loro scopi. Fu il dio Odino a insegnare questi simboli magici agli uomini: una runa per fermare a mezz’aria la freccia del nemico, una runa per spegnere un incendio, una runa per liberare e una per incatenare. Non a caso il dio Ogma per i celti veniva raffigurato  con una catena che gli usciva dalla bocca, con cui incatenava i nemici. Il codice segreto dello sciamano, oltre che simbolo e graffito, era anche suono, musica, in-canto. Dalla pittura nasce la musica, altra codifica che secondo Einstein era correlata strettamente alla matematica pura.
In Australia gli aborigeni conoscono bene questa regola: ogni storia ha una sua canzone, un suo luogo, un suo nome. Seguendo le vie dei canti, i loro piedi lasciano un percorso musicale sulla sabbia dell’outback, tratteggiano dei simboli, battono un ritmo. Scrivono un codice camminando e cantando lungo un randomico ma preciso Walkabout. E la Terra ascolta, Gaia lo legge.
Questi concetti erano noti presso i greci, che concepirono la geometria civile e quella sacra, composta di simboli ancestrali che avevano concepito, o forse visto nei loro viaggi in Egitto. I faraoni si consideravano figli degli dei, e secondo alcuni il loro antico sapere, i loro geroglifici, erano un eredità di civiltà scomparse, come quelle di Atlantide.
Questi codici sono antichissimi, e una volta erano ben noti. Si dice che la lingua ebraica sia derivata dal potente e misterioso linguaggio degli Angeli, capace di Creare o Distruggere, di modificare la realtà. In Israele re Salomone costruì il suo tempio secondo una precisa codifica dettatagli da Jahwe, una matematica segreta che in seguito i templari scopriranno. Sarà l’inizio dell’epoca delle cattedrali, non semplici luoghi di culto ma altari viventi, concepiti secondo un rito destinato a realizzare autentici miracoli.
Nel medioevo gli sciamani, tolte le pelli di lupo, indossarono l’umile saio del monaco o le vesti del pittore. Confusi tra la folla, studiavano l’anatomia umana, le proporzioni, la geometria euclidea: il pittore era anche scultore, scienziato, mastro muratore. Costruirono le Cattedrali, e vi entrarono, per riempirle d’immagini sacre, scorte nelle loro visioni. Leonardo, Michelangelo e Caravaggio piegarono le leggi della fisica, della pietra e della luce alla loro volontà, loro erano portatori di un codice segreto, capace di generare le cose, di modellare la realtà. Michelangelo urlò “perché non parli” al suo Mosè: viene da pensare che fosse ormai vicino a infondere la vita stessa alla pietra, così come fece nello stesso periodo Rabbì Lowe a Praga con il suo Golem, o come fece il titano Prometeo col Primo Uomo.
In un’epoca digitale, in cui apparentemente gli artisti non hanno più un senso di esistere, ecco che tra la folla spuntano di nuovo gli antichi Sciamani. Ormai il confine si è spostato, è appena oltre il limite dei nostri sensi. La società moderna ci dà una vita ricca di ogni bene materiale, eppure manca qualcosa. Quei confini, che sono oltre il velo del sogno, dietro il muro dell’estremo addio, o oltre le porte della percezione, non sono invalicabili per lo Sciamano. Lui ha il passo magico, entra danzando nel crepuscolo e si mescola paziente con le ombre, coi pensieri forma e con i messaggeri di pura luce.  Lui osserva, scruta, impara, danza con gli spiriti la Ghost Dance, vive dove la vita ha un colore diverso, ha la visione che gli anziani gli hanno concesso. Poi torna nel nostro mondo, si scrolla la cenere di Siva dai piedi e prende il pennello in mano. Suoni, colori, le parole degli angeli, i mantra dei demoni o la musica delle sfere possono essere rappresentate come un codice, una serie di ideogrammi dall’aspetto quasi alieno. Codice che, come le rune antiche, non solo descrive la realtà spirituale, ma è capace di rigenerare la materia, di costruire cose nuove, di ridare vita e forza. E di cambiare il destino delle persone. Questa è solo l’estrema astrazione dell’Arte nel 21° secolo, eppure, in qualche modo, sta già generando una nuova realtà. Proprio ora.
               
 Pablo Ayo, Roma , 26 Maggio 2015

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